La vera storia dello Yeti
Intervista a Davide Peluzzi
L’Italia annovera nei secoli nomi di grandi esploratori e scopritori, che hanno esportato conoscenza, maestria, supporto ed anche aiuto. Quell’amore per i propri luoghi spesso porta a volerne conoscere di altri, ricercando il bello e arricchendone la propria anima.
Lo spirito del vero esploratore poi, emerge nei momenti delicati, quelli in cui è il sentimento di Umanità che ci spinge ad intraprendere strade anche lontane. È il caso di Davide e del suo team, che nel 2015 si è recato in Himalaya a seguito del disastroso terremoto del Nepal.
La risposta di Davide, ambasciatore nel mondo del parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, è stata la risposta dell’Abruzzo all’emergenza post-sisma, un’occasione che ha permesso la prosecuzione di importanti ricerche scientifiche in ambito genetico e antropologico.
All’interno della grande esperienza di quei mesi, si innesta il cuore dell’intervista che abbiamo realizzato a Peluzzi. Dopo varie missioni, infatti, l’entrare in confidenza con Dorjee Sherpa gli ha permesso di ricevere importanti notizie e racconti legati alla leggendaria figura dello Yeti.
Peluzzi ha documentato impronte con dita opponibili, ascoltato testimoni oculari e riflettuto sul legame tra lo Yeti e il Gigantopithecus, una scimmia antropomorfa realmente esistita, di cui resti fossili sono stati ritrovati in Asia, assieme ad un team internazionale di esploratori e ricercatori. Abbiamo esplorato il confine tra scienza e mito, zoologia e spiritualità, tra la conoscenza empirica e il sapere ancestrale delle popolazioni locali.
E insieme, riflette sul ruolo dell’esploratore moderno, tra spirito di scoperta, rispetto per le culture e difesa degli ecosistemi. Come sempre, l’invito è quello di ascoltare il racconto di un vissuto personale per farlo proprio, arricchendosi di quel contributo umano di cui gli italiani, e direi gli abruzzesi, hanno il pregio di potersi vantare.