Il Fuoco di Sant'Antonio - rito, ricerca e fede a Tossicia
con Annunziata Taraschi, Mario Di Stefano e Don Francesco
Se la nostra, in generale, è la società che vive nella “scomparsa dei Riti”, bisogna prendere atto di quei contesti in cui una comunità intera (in comunione di intenti), si adopera per riconoscersi ancora in essi, come gruppo. Lo scorso 24 gennaio, in onore della festa di Sant’Antonio, Tossicia (in Abruzzo), ribadisce questa volontà, e lo fa con un rito che attraversa i secoli senza perdere di significato, arrivando ad assumerne altri nel tempo, in simbiosi con il territorio e le persone che lo abitano.
Il fuoco in onore di Sant’Antonio rappresenta un chiaro richiamo ai riti precristiani legati al Sol Invictus, di cui tutto l’Abruzzo ed il Centro-Sud Italia è ampiamente caratterizzato.
Rispetto ad altre situazioni, la forma della catasta e la dimensione del fuoco rendono l’accensione del fuoco un momento estremamente sacro, un piccolo Sole che viene acceso nel cuore di un paese che ne alimenta la fiamma durante l’anno. Quest’anno abbiamo partecipato ai festeggiamenti, e lo abbiamo fatto con la guida di tre personalità fondamentali, ognuna rappresentante un aspetto del rito: Annunziata Taraschi, antropologa; Mario Di Stefano, del comitato fuoco e pilastro operativo della catasta; Don Francesco, parroco di Tossicia e rappresentante del culto religioso attorno a Sant’Antonio.
Penetrando la situazione in cui ci siamo ritrovati, spogliata dell’aspetto folkloristico e della lettura religiosa che se ne può fare, si arriva al momento in cui in quello spazio enorme ed affollato si rimane in due: si è soli con il fuoco, con la cenere che precipita sul capo, il calore che impatta sul viso. In quel momento si vive il rito.
Le interviste presentano tre chiavi di lettura, tre punti di vista che messi assieme danno la tridimensionalità di un qualcosa di magico che si verifica ancora nella Valle Siciliana. La potenza di ciò che abbiamo ascoltato è innegabile, tanto da scomodare il Divino.