Il caso della Gigantessa
Intervista a Roberto Carlini
Nel 1971, il GAT (gruppo archeologico teramano, in cui figuravano, tra gli altri, Vincenzo Torrieri e Delfino Fregonese), rinvennero durante gli scavi presso la Grotta Sant’Angelo a Civitella del Tronto, lo scheletro di una donna alta due metri, con evidenti segni di violenti colpi d’ascia alla testa. La calotta cranica era stata sezionata e posta tra le braccia conserte, suggerendo un rituale o un’antica autopsia.
Per oltre un ventennio alla storia del ritrovamento si sono sommate leggende, opere letterarie, falsificazioni e strane dinamiche legate ai resti dello scheletro. L’autore teramano Roberto Carlini (presente allo scavo e tra i principali ricercatori e protagonisti della vicenda), ha indagato a fondo su questo enigma, raccogliendo documentazione fotografica, giornalistica e scientifica, andando a risolvere l’enigma con due pubblicazioni.
La storia fa da gancio all’approfondimento di un territorio, quello abruzzese, animato da leggende e miti, brigantaggio, massoneria, di tesori e dei loro guardiani…